Atti del convegno tenutosi a Palermo 2019

Atti Convegno ``Dentro le mura: fenomeni dissociativi nelle dinamiche intrafamiliari e intraistituzionali`` - Palermo 2019

Anteprima del II volume della Collana Alpes: Giornate SIEFPP. Il volume e’ una monografia che raccoglie le relazioni del Convegno SIEFPP, tenuto a P.alermo il 23/24 febbraio 2019 : Dentro le mura: fenomeni dissociativi nelle dinamiche intrafamiliari e intraistituzionali dove gli interventi sono stai intercalati da brevi concerti di musica classica di cui e’ riportato il. programma.
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Maria Antonietta Fenu

Presentazione

Questo secondo volume della Collana “GIORNATE SIEFPP”, tratta un tema i cui elementi salienti sono ben delineati nel titolo Dentro le mura: fenomeni dissociativi nelle dinamiche intrafamiliari e intraistituzionali. In tale esplorazione psicoanalitica dei mondi interiori il lavoro persegue una giusta coerenza con il volume precedente, intitolato Nuove forme del malessere e psicoterapia psicoanalitica.
Nella apertura della collana si evidenziava in primis quanto la Psicoterapia Psicoanalitica, rispettosa e fedele ai propri principi fondatori – e a quanto auspicato da Freud nel Convegno Internazionale di Psicoanalisi, di cento anni fa a Budapest – sia bene attenta ai nuovi scenari socio-strutturali in cui si muove l’essere umano. La Psicoterapia Psicoanalitica è sensibile agli adattamenti, o ai disadattamenti, che nascono dai cambiamenti dell’ ambiente e della vita della gente. Che ci piaccia o no, siamo immersi a livello globale in quella che a inizio millennio è stata definita la Società Liquida ( Baumann 2000). Il mondo della Psicoanalisi dunque cerca nuove vie e nuovi assetti per affrontare in maniera aggiornata le nuove forme del malessere e la nuova domanda di aiuto che arriva dalle varie fasce sociali e da tutte le fasce di età. Il fine è di restituire ai tempi che viviamo le necessarie risposte teoriche e cliniche, ma l’impegno deve essere continuo. I vorticosi mutamenti dei tempi di oggi infatti si esprimono stimolandoci in modo nuovo per un verso, e per l’altro passivizzando le nostre menti, oltre che la capacità del pensiero e la fertilità degli affetti. Spesso non si ha lo spazio fisiologico per comprendere quanto sta accadendo dentro e fuori di noi e neppure per maturare le strategie necessarie a tutelare la coesione interna di una identità e di un Se’ originario-originale, ovvero privo di vuoti e di sovrastrutture. C’è un nucleo intrinseco nei sistemi di informazione contemporanea che ha una valenza sottilmente abusante della verità, o delle verità possibili, rispetto ai tempi naturali della maturazione umana, del pensiero pensabile.
La relazione Migrazioni e Paure di Marzio Barbagli, segnalava ad esempio che gli omicidi in Europa sono oggi drasticamente ridotti rispetto ad un tempo, al contrario di quanto è proposto e distorto dai media e di quanto è percepito conseguentemente dal nostro sistema emotivo. Secondo le più recenti statistiche sulla criminalità restano invariate solo le percentuali di omicidio intrafamiliare, che comprende il parricidio, l’uxoricidio, il femminicidio, l’infanticidio, il fratricidio e tutte le molteplici espressioni dell’ abuso e della violenza domestica. Di qui, dalla coscienza di cosa accade e da quanto emerge nella privatezza dei nostri colloqui di psicoterapia psicoanalitica, parte questo nuovo sviluppo delle tematiche psicoanalitiche che nel presente volume si concentra su quel segreto degli interni che non si offre affatto allo sguardo, sul mondo sotterraneo dei legami, su quanto accade in chiave non descrivibile, dunque su ciò che può avvenire clandestinamente dentro le mura di casa , infliggendo segni interiori permanenti.

Questo nuovo lavoro, Dentro le mura, persegue dunque un itinerario logico e progressivo partendo dalle Istituzioni, dalle leggi, dalle strutture deputate alla tutela dei diritti che spesso sono organizzate in compartimenti privi di comunicazione tra loro, quindi con componenti competitive e contradditorie interne se non di vera dissociazione intra-istituzionale. Il Presidente del Tribunale dei Minorenni di Palermo, Francesco Micela, consapevole del rischio enunciato ci illustra invece un affascinante progetto pilota che persegue la integrazione a livello anche logistico della figure professionali e dei molteplici saperi convocati dai Tribunali al fine di adattare e sfumare la decisione collettiva in funzione delle specificità di ogni reale situazione. Le leggi, come chiarisce Il Professor Enrico Camilleri in apertura, si muovono oggi più che in passato, verso la misura umana, verso la persona e anche verso il danno non solo materiale ma quello qui definito invisibile.
Le competenze di tutela dei diritti sono poi delineate, nelle parole di Maurizio Gentile – Dalle mura della tutela alla cura del danno interiore – , come la premessa oggi adeguata a sviluppare via via anche istituzionalmente la comprensione dei bisogni e il programma di cura di quelle sofferenze nascoste che non sono state memorizzate e che non sono dicibili.
Anna Maria Speranza – L’esperienza insostenibile: meccanismi dissociativi e traumatismi precoci intrafamiliari – ha lavorato decenni sia sul fronte della Ricerca universitaria più avanzata, sia sul quello della clinica psicodinamica. Occupandosi di trascuratezza, deprivazione, maltrattamento e abuso l’autrice focalizza in primo luogo le teorie dominanti sulle manifestazioni di dissociazione in funzione di ciò che si riscontra nelle vittime di questo genere di esperienza. Il suo lavoro parte dalla concezione della dissociazione come continuum che oscilla tra normalità e patologia ( Bromberg 1998), transita poi velocemente nella teoria psicoanalitica che colloca il fenomeno a livello di meccanismo difensivo contro il dolore mentale, e arriva alla dissociazione intesa come fenomeno dettato da un cedimento strutturale del funzionamento mentale ( Liotti, Farina 2011, Meares 2000). Di qui si approda al concetto di Trauma Complesso. che si lega a quell’insieme di microesperienze e microtraumatismi ripetitivi responsabili di un danno che sedimenta nella mente delle vittime e nei loro modelli di attaccamento. Per fare degli esempi di esperienze traumatiche non descrivibili attraverso le parole, citiamo: abuso emotivo, violenza assistita, deprivazione, trascuratezza e tutte le condizioni lesive che si realizzano in maniera cumulativa all’interno dei luoghi in cui si svolge la vita infantile. Tutto avviene all’interno di quei confini, di quelle mura che per definizione dovrebbero proteggere lo sviluppo della persona e dalle quali, se le cose vanno in chiave perversa, non c’è invece nessuna via di fuga. Il soggetto esposto a queste atmosfere insalubri è incastrato allora in un assoggettamento al quale non può sopravvivere psicologicamente se non sottraendosi mentalmente dalla realtà e alienandosi da sé e dall’altro, ossia dal caregiver che è di fatto il violatore. Distacco, compartimentazione, ottundimento emotivo, amnesia dissociativa, dissociazione somatoforme, alessimia postraumatica sono le manifestazioni di questi casi, scambiate facilmente per problemi della sfera cognitiva, senza che vi sia per ogni caso clinico una giusta individuazione del sommerso. I segni della area traumatica di cui ci occupiamo però, minano il benessere del soggetto creando vincoli e limiti che segnano la loro vita.
Andando a fondo del pensiero più strettamente psicoanalitico Donatella Lisciotto prosegue le riflessioni con il tema: “L’abuso invisibile: svelamenti di trame traumatiche”.
Con elegante leggerezza l’autrice ci offre ricche suggestioni veleggiando nel campo libero delle ispirazioni creative: con lei guardiamo con passione alle verità denunciate dal mondo dell’Arte contemporanea, dove la sostanza delle cose è colta a fondo e senza ipocrisie. Donatella Lisciotto inizia contemplando la nostra società e quanto in essa è prodotto di mistificato e di alienante come il costante sottofondo dei rumors, che degradando la parola, si nutre di chiacchiericci, pseudonovità, fatui dettagli, scarti culturali, cumuli di inutilità: il tutto si muove all’insegna di una impudica insignificanza. Questa, secondo Lisciotto, è la mortificazione della libertà dell’essere umano oggi sottoposto, in particolare se donna, ad sotterraneo e usurante Calpestio ( Lisciotto 2014). Ma nonostante tutto, nonostante il panorama denunciato, l’idea confortante della psicoanalista è che nello svelamento della Verità, ci salva la creatività del vivere, del pensiero libero e della vitalità dell’Arte.

Nell’ultima parte del libro, in coerenza con l’ andamento progressivo che passa dalla concretezza delle leggi alla ricerca della migliore libertà espressiva, entriamo nel cuore della creatività della mente con uno spazio dedicato alla letteratura: il tema Scrittura e riscrittura qui è proposto come viaggio parallelo alla missione terapeutica della Psicoanalisi. Lo strumento centrale fondato sulla parola, utilizzato per la cura del dolore mentale dentro le mura della stanza di Psicoterapia, sviluppa infatti la esperienza condivisa, tra analista e paziente, di una costante e meticolosa rivisitazione, una scrittura/riscrittura privata a quattro mani, che scopre il senso più probabile dei vissuti di una vita.
Nella presentazione del romanzo autobiografico L’estate del ’78, di Roberto Alajmo, le parole giocose, autoironiche e sdrammatizzate dell’autore arrivano sino alla più godibile comicità per alternarsi in maniera imprevedibile alle polifonie sofferte di una tragedia familiare che lo scrittore ha subito in giovane età. Alajmo, con il suo talento avvincente, vola con naturalezza e con intuizione sapiente attraverso cammini fatti di silenzio interiore e di dolore rimasto per molto tempo inaccessibile. Il collegamento con la esperienza clinica di un percorso di Psicoterapia Psicoanalitica e il romanzo autobiografico risiede nella intensa condivisione con i lettori del tempo personale del lutto. Quaranta anni sono stati necessari ad Alajmo per trovare la giusta chiave narrativa di una verità che soltanto in quella chiave – in una completa elaborazione personale – può accedere alla espressione artistica.
Le parole per dirlo, – il titolo del romanzo autobiografico di Marie Cardinal, rimessa in vita dalla Psicoanalisi a quanto racconta nella autobiografia – , è dunque per noi la sintesi perfetta dello strumento risanativo, quando il rapporto con il dolore è stato insostenibile. Ciò che è intoccabile e inavvicinabile, ciò che è bloccato dentro, grazie al tempo necessario e al lavoro inconscio di rivisitazione profonda, prepara il terreno germinativo che un benedetto giorno consente di usare con naturalezza le parole giuste. Diventa facile allora rappresentare a se stessi a agli altri la personale verità.
Scrittura e riscrittura della storia interna dunque sino a trovare le parole per dire: questa è la sostanza del lavoro della relazione diadica paziente-terapeuta dentro le mura dello studio di psicoanalisi. Di li, da quelle mura, non manca mai la via di fuga, ma la si incontra invece quasi per incanto, come strada divenuta sorprendentemente chiara, per vivere la propria vita.

Roma, 5 novembre 2019

Bibliografia

Alajmo R ( 2018) .: L’estate del ’78, Sellerio editore Palermo
Ammaniti, M., Nicolais, G., Speranza, A.M. (2004), Trauma and attachment: an investigation in abusive parenting. Archives of Psychiatry and Psychology, 6, 4, 9-22.
Bauman Z. (2000):La modernità liquida, La Terza, Roma-Bari, 2002
Bromberg P.M. (1998), Clinica del trauma e della dissociazione. Raffaello Cortina, Milano, 2007.
Cardinal M.: Le parole per dirlo Bompiani, 2014
Liotti G., Farina B. (2011), Sviluppi traumatici. Raffaello Cortina, Milano.
Lisciotto D. (2016): Calpestio, Alpes Italia, Roma