La Storia

L’Europa, la Psicoterapia Psicoanalitica negli anni’80 e la nascita EFPP

Nel 1988 si tiene a Londra la prima Conferenza Europea di Psicoterapia Psicoanalitica. Dagli atti della Conferenza emerge come la Psicoterapia Psicoanalitica si stesse a quel tempo affermando nei vari paesi europei definendosi a livello internazionale come professione distinta di terapia qualificata, complementare alla Psicoanalisi, dotata quindi di propri quadri organizzativi e di elevati standard per il training formativo richiesto.

 

Nel 1991, in febbraio, si svolge a Londra il Meeting dei delegati dei dodici paesi CEE e dei sei dell’EFTA per la costituzione della EFPP (European Federation for Psychoanalytic Psychoterapy in the Public Sector). In tale data è approvato il primo Statuto EFPP e sono indicati, a garanzia del pubblico, i requisiti formativi minimi per il training degli psicoterapeuti psicoanalitici abilitati all’esercizio della clinica in Europa. Tale iter era indispensabile per potersi associare alla EFPP, e distingueva tre diverse aree specialistiche di psicoterapia: Individuale adulti; Infanzia e Adolescenza; Gruppi.

L’Italia negli anni’90 e la fondazione SIEFPP

In Italia – 1992 – si costituiscono quindi in Network Nazionale EFPP le più prestigiose scuole di Psicoterapia Psicoanalitica italiane come: SIPP (Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica), AIPPI (Associazione Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica Infantile), e ASNE-SIPSIA (Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia e dell’Adolescenza).

Nasce dunque ufficialmente la Sezione italiana EFPP, oggi denominata Soci italiani EFPP, che annovera dal 2016 il numero di quindici diverse associazioni italiane suddivise, secondo quanto poi disposto dalla Federazione Europea nel corso degli anni, non più in tre ma in quattro diverse Sezioni, per essere stata legittimata in Europa anche l’area clinica della Psicoterapia Psicoanalitica della Coppia e Famiglia.

 

Il primo Congresso Nazionale SIEFPP si realizza a Roma nel 1995 e ha come titolo: “Dalla Richiesta di Aiuto alla Psicoterapia Psicoanalitica tra Pubblico e Privato

L’evento è articolato in tre giorni e si propone non solo l’approfondimento dei fondamenti scientifici della Psicoterapia Psicoanalitica ma di “ creare l’opportunità di promuovere occasioni di interazione, di scambio e verifica anche nei confronti di numerosi professionisti, medici o psicologi e operatori delle strutture pubbliche (servizi psichiatrici, servizi di psicologia degli Ospedali generali, consultori familiari, servizi di NPI o di Igiene Mentale dell’Infanzia e Adolescenza, servizi per le tossicodipendenze, comunità terapeutiche, ecc) professionisti e operatori, con formazione di tipo psicodinamico o, perlomeno, con interessi formativi post-lauream che si orientano in questa direzione “. [1]

“La specificazione tra pubblico e privato non solo pone in primo piano l’interesse centrale delle applicazioni terapeutiche dei modelli psicoterapeutici psicoanalitici in contesti istituzionali, ma anche intende valorizzare il carattere complementare dell’ambito pubblico e di quello privato.[….]situazione spesso confusiva in cui si ha l’impressione che tutto venga interpretato e appiattito alla luce di uno psicologismo superficiale; di contro le strutture sanitarie rispondono spesso in maniera inadeguata alla domanda di psicoterapia e i servizi orientati psicodinamicamente non possono contare su quel minimo di risorse e su quell’ambiente facilitante necessari alla loro crescita e al loro consolidamento […]nel frattempo, sul piano della formazione, si osserva la proliferazione degli indirizzi delle scuole di formazione in assenza per lo più di serie basi scientifiche […]

 

All’epoca la federazione Italiana EFPP abbracciava totalmente gli obiettivi fondamentali individuati in ambito europeo:

 

  1. Incoraggiare la distinzione formale tra psicoterapeuti psicoanalitici con una formazione valida da quelli che tale formazione non hanno
  2. Far sentire la voce della psicoterapia psicoanalitica a livello regionale e nazionale, e in Europa, fra le ormai numerose scuole che si dichiarano forme legittime e indipendenti di psicoterapia
  3. Organizzarsi in modo che gli sviluppi futuri dei servizi di psicoterapia psicoanalitica possano compiersi e non essere soffocati o danneggiati dalle definizione di standard troppo alti (ma la Società Italiana di Psicoanalisi ha essa stessa ora abbassato i propri standard[2] ) oppure troppo bassi.

 

[1] Francesco Favaretti Camposanpiero, primo Presidente SIEFPP, Atti del Congresso SIEFPP, Pontificia Universitas Urbania, Roma1995

 

[2] nota del redattore STORIA SIEFPP

Inizio della Attività SIEFPP: Favaretti e Martindale

Nel primo Convegno SIEFPP, tenuto a Roma nel gennaio 1995, cui fu conferito l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, partecipò Brian Martindale, il primo Presidente EFPP, anglosassone, legato alla più antica tradizione in quanto Freud dovette ripararsi a Londra quando gli eventi politici gli imposero di lasciare il suo paese. Il primo riferimento del suo contributo furono quindi le parole scritte dallo stesso Sigmund Freud nel 1918 in “Vie della terapia Psicoanalitica:

 

“Proviamo ora a formulare la ipotesi che mediante qualche forma di organizzazione si riesca ad accrescere il numero di noi Psicoanalisti tanto che esso possa bastare a prendere in trattamento un a più vasta selezione della collettività umana. La coscienza della società si desti e rammenti agli uomini che il povero ha diritto alla assistenza psicologica, ne più ne meno come ha diritto già ora all’intervento chirurgico che gli salverà la vita”.

 

Martindale illustrò in tale occasione la mappa europea dello stato istituzionale della Psicoterapia Psicoanalitica degli anni novanta:

 

Germania e Olanda godono all’epoca di organizzazioni nazionali collocate in posizione autorevole nei confronti delle Assicurazioni e dello Stato.

In Gran Bretagna invece la Psicoterapia Psicoanalitica dell’area infantile e adolescenziale è riconosciuta dallo stato come professione a pieno titolo con scuole di formazione e inquadramento professionale nel Servizio Sanitario Nazionale. La Associazione di Psicoterapia Infantile è incaricata anche dallo Stato anglosassone della funzione di valutazione della formazione e della esperienza degli psicoterapeuti infantili che vogliono trasferirsi in Gran Bretagna da altri paesi della unione europea. Tale situazione aveva già da molto fatto si che le scuole italiane di psicoterapia infantile, oggi membri della SIEFPP con ben cinque scuole, si formassero con docenti e con programmi di comprovato livello scientifico importando quanto più di avanguardia c’era da apprendere ma, grazie a poli di eccellenza nazionali, ritrasformando il tutto, nel proprio paese, in chiave creativa e innovativa. L’Italia è oggi tra i più avanzati paesi d’Europa in ordine alla Psicoterapia Psicoanalitica, sia dal punto teorico-scientifico che clinico. Tuttavia gli esempi di applicazione acquisiti nella formazione italiana attraverso l’esperienza anglosassone, per fattori di politica concernente la Sanità Pubblica, nata operativamente dal gennaio del’79, nonostante la Legge Basaglia, furono ben lontani dal poter essere realizzati nel nostro paese.

Priorità della mission SIEFPP nel Settore Pubblico

Ecco il pensiero della filosofia SIEFPP: la diagnosi precoce e l’intervento precoce, come noto a tutti nel campo psichiatrico e psicoterapico, sono tra i fattori trasformativi di maggiore incidenza terapeutica. Ciò vuol dire che intervenire presto, all’insorgere della patologia mentale, (che mediamente si svela più o meno manifestamente nella adolescenza, come poi confermato dalle neuroscienze), consente di raggiungere risultati rapidi, stabili, e meno costosi. Il pragmatismo anglosassone arrivò, con la semplice analisi economica di dati statistici a farsi promotore dei programmi di psicoterapia più d’avanguardia – psicoterapia psicoanalitica intensiva – a carico delle stato, secondo una pura logica finanziaria di prospettiva economica lungimirante e inappuntabile. Un adolescente antisociale che finisca in carcere minorile – a quell’epoca era la sola risorsa nota – si avvia a un apprendistato di specializzazione in filosofia e tecnica del crimine per cui esce dal carcere con un futuro già segnato. Per il resto della vita, con tutta probabilità, il soggetto che è stato in riformatorio o strutture simili da ragazzo, sarà a carico dello stato con processi, condanne, carceri, ospedali, assistenti sociali, avvocati, perizie, sussidi, cure mediche e quant’altro. Il governo anglosassone, statistiche alla mano, appurò che, investendo economicamente con una psicoterapia psicoanalitica precoce, svolta anche in concomitanza con la reclusione, il giovane poteva trovare una sua precipua identità e sviluppare la sua ricchezza di risorse interne che rinforzavano la capacità di affrontare le regole sociali reinserendosi presto fruttuosamente nel mondo produttivo. Ciò non aveva solo un valore umanitario, questione non cosi prioritaria nella mente dei politici, ma rispondeva a un calcolo logico: un risparmio rilevante per il paese per i successivi sessanta anni della vita di quel soggetto.

 

Venendo all’Italia sappiamo quale radicale cambiamento organizzativo segnasse al tempo l’approvazione della legge 180, divenuta esecutiva quaranta anni fa e detta Legge Basaglia. Tale legge è tutt’ora nota al pubblico quasi esclusivamente per avere sancito la impopolare chiusura del “Manicomi”.

Le strutture di contenzione e cura tradizionalmente così denominate, erano regolamentate con una legge Regia del 1904, che sarebbe istruttivo per tutti rileggere. Basti prendere atto che negli anni settanta, in Italia, c’erano centomila cittadini ricoverati per patologia psichiatrica, e privati della libertà. Presso L’ex ospedale di Roma, Santa Maria della Pietà, sono conservate le immagini illustrative e gli strumenti della cura, che erano al tempo in vigore. Freud aveva già scritto la Interpretazione dei sogni e stava completando i suoi: Saggi sulla sessualità.

La legge 180 dunque annullava la legge Régia e partiva con la nascita del Servizio Sanitario Nazionale, (Gazzetta Ufficiale del 23 dicembre 1978): prevedeva l’avvio contemporaneo di una serie di strutture intermedie (Comunità Terapeutiche, Case Famiglia, Centri dì Diurni, Servizi Territoriali integrati, divisi clinicamente da handicap e tossicodipendenza) caratterizzate da una umanizzazione delle cure. Negli anni novanta tuttavia tali servizi integrati ancora non erano stati del tutto istituiti, e ancor oggi, devono essere in parte completati. Le legge fu applicata molto lentamente e in maniera parziale, ma coincise con la introduzione della Psicoterapia nei settori della Salute Mentale dei Servizi Pubblici.

Lo psicologo e la psicoterapia psicoanalitica nel SSN

Il punto di svolta fu segnato dunque dall’inserimento in tali strutture nuove, oltre che in quelle territoriali e ospedaliere di SPDC[1], dello Psicologo, una nuova figura professionale inquadrata nella Dirigenza Sanitaria e distinta da infermieri, assistenti sociali e psichiatri che sino ad allora avevano gestito congiuntamente la sofferenza mentale secondo il mandato di rendere il paziente meno disturbante per la società.

Oggi è ben noto nelle comunità scientifiche a orientamento psicoanalitico che il disturbo sociale è il modo estremo e disperato di chiedere aiuto da parte di chi soffre a livello mentale, ma non sa trovare le giuste parole per dirlo.

I Centri di Salute Mentale, gli ospedali, le Comunità terapeutiche videro l’inserimento di questa nuova figura professionale, lo psicologo, ma anche il riconoscimento, come valore aggiunto, della funzione psicoterapica, legalizzata dall’elenco riconosciuto degli Psicoterapeuti dall’Ordine degli Psicologi.

All’epoca dunque il paziente affetto da dolore mentale non era più una sventura della famiglia e della società, non era più una vergogna, una condanna a vita, ma un essere umano che poteva/doveva essere ascoltato, capito, rispettato, e riconosciuto nella dignità della sua sofferenza da parte dello psicoterapeuta, al fine di superarla insieme. Il rispetto e l’apertura nuova verso la dignità umana dei pazienti, accompagnato da un valido supporto ai familiari disorientati, confusi e arrabbiati, aveva un valore trasformativo rilevante per il quadro psicopatologico. Si verificò allora, dati statistici alla mano, secondo le ricognizioni del sistema epidemiologico interno alle AUSL, che un trattamento di psicoterapia di gruppo per pazienti cronici riduceva del cinquanta per cento il numero annuo di ricoveri. Si evidenziava che una psicoterapia di gruppo per giovani dai diciassette ai ventuno anni toglieva fruttuosamente dal rischio psicopatologico e curava dodici pazienti soltanto in una ora e mezza settimanale di impegno dello psicologo – dodici minuti a paziente – grazie al quale si verificavano esiti di miglioramento stabile con una forte economicità di risorse in seno alla territorialità della Azienda USL.

Di fatto, con “l’aziendalizzazione” degli ospedali e dei servizi territoriali, in contrasto con le linee guida delle Regioni, che parlavano concordemente di prevenzione e attenzione al disagio giovanile, il Servizio Pubblico si è sempre più concentrato sulla Crisi, ma senza prevenirla, e sulla Cronicità’, nonché sulle Associazioni del Familiari che hanno acquisito forte potere politico, orientando le scelte di investimento delle risorse pubbliche. Lo strumento trasformativo- terapeutico della Psicoterapia psicoanalitica, molto lento e poco tangibile (se non dopo il tempo necessario della cura) deve fare i conti con una scarsa popolarità.

 

In concreto la figura dello Psicologo Psicoterapeuta Dirigente del SSN, non solo non è stata potenziata dal 1980 ad oggi, ma le leggi che consentivano cariche apicali per tale professionalità non hanno avuto ascolto se non in alcuni rarissimi casi e tali figure, via via che lasciavano il posto per decesso o pensionamento, non erano e non sono rimpiazzate, ma vengono per lo più cancellate dalle piante organiche.

 

[1] Servizio Psichiatrico di diagnosi e Cura che rappresentava il polo di Ricovero Ospedaliero, in cui si trattenesse il paziente solo per il tempo strettamente necessario

Crisi del 2000 e rinascita SIEFPP nel secondo decennio

Col procedere degli anni, sulla base di tale andamento politico la SIEFPP ha dunque sofferto di una crisi di identità e sulla mission principale dell’investimento di energie e risorse umane per la tutela della psicoterapia psicoanalitica nel Settore Pubblico. Si è fermata quindi, sotto la Presidenza di Luisa Perrone, sulle “Pressioni culturali, sociali e istituzionali sullo psicoterapeuta”, convegno del 2003, tacendo poi per qualche anno. Le richieste di annessione da parte di nuove associazioni intanto erano respinte per mancanza dei requisiti formativi rispondenti a quelli europei o per mancate rispondenze al MIUR. La circostanza inoltre di alcuni errori procedurali da parte della EFPP nei confronti dell’Italia hanno alimentato polemiche e dissapori con la conseguenza di una impasse operativa.

 

Nel 2011 la nuova composizione del Comitato Esecutivo SIEFPP ha trovato nei suoi membri una nuova energia ideativa e una rinnovata aspirazione a crescere. A fronte della totale chiusura da parte delle istituzioni pubbliche che neppure appaiono disponibili a collaborazioni gratuite per complessità burocratiche-amministrative, si è deciso di organizzare giornate scientifiche gratuite per far conoscere ai giovani e ai dipendenti del SSN la federazione e i valori SIEFPP circa la cultura della Psicoterapia Psicoanalitica. A tali manifestazioni hanno partecipato con interesse, oltre gli allievi delle associazioni, molti operatori del settore pubblico.

 

Ogni anno, dal 2012, il nuovo CE SIEFPP ha organizzato un evento scientifico che ha richiamato i giovani in formazione e i neodiplomati in crisi sulle prospettive di approdare ad un impiego nel Servizio sanitario Nazionale. I docenti delle scuole di formazione o delle università, esperti spesso molto noti, anziché mettersi in cattedra a diffondere il proprio sapere dall’alto, in tali convegni hanno dialogato con gli psicoterapeuti del futuro in uno scambio orizzontale reciproco. Il mondo, la società, l’economia, le etnie stanno cambiando e la tecnologia ha rivoluzionato il rapporto spazio/tempo. Gli esperti e i giovani in formazione vogliono capire insieme quali sono gli obiettivi e gli strumenti della Psicoterapia che il pubblico richiede e che la società attuale rende possibile.

 

Per questa ottica l’evento SIEFPP si realizza ogni anno in una diversa città italiana e in una diversa regione, anche per agevolare i molti soci dislocati in tutta Italia e i servizi pubblici dislocati in tutto il paese.

La maggioranza dei soci delle Associazioni federate SIEFPP sono infatti operatori del SSN o delle Università pubbliche, sono docenti delle scuole di specializzazione, hanno competenze in un arco globale delle attuali aree di psicopatologia. In soci SIEFPP sono per la maggioranza psicologi specializzati in psicoterapia psicoanalitica ma anche neuropsichiatri infantili o dell’età adulta.

 

Nel 2016 Il lavoro diplomatico costante del Presidente uscente, dopo quasi due mandati, Eugenia Maria Marzano, aveva finalmente risolto la annosa criticità tra Network italiano e Board EFPP, ottenendo una nuova norma del regolamento europeo in cui era formalmente conferita una dignitosa incidenza ai contesti nazionali rispetto alla centralità del Board. È iniziata dunque una nuova era e si è aperto l’ingresso della quarta Sezione Coppia e Famiglia.

Dai nuovi fattori di crescita al riconoscimento Del Ministero della Salute

Nel 2017 tra i due tradizionali convegni annuali il presidente in carica, Maria Antonietta Fenu ha aggiunto una nuova manifestazione culturale intermedia: In collaborazione con la Cineteca Nazionale/Centro sperimentale di Cinematografia si è tenuta a ottobre, in Roma, una rassegna cinematografica SIEFPP su: Il Cinema e le Malattie dell’Anima. Tale manifestazione sperimentale ha inteso utilizzare uno strumento che usa prevalentemente l’immagine, come fa il cinema ma anche il sogno, per dibattere con gli studenti i colleghi ma anche il pubblico, su concetti fondamentali della psicopatologia e della psicoterapia.

 

Nel 2017, venticinquesimo anniversario dalla fondazione, la SIEFPP ha registrato un incremento del cinquanta per cento di adesioni di nuove società scientifiche alla federazione nazionale. Dalle dieci associazioni del duemila dieci, si è arrivati a quindici associazioni prestigiose di Psicoterapia Psicoanalitica che comprendono le scuole della Sezione Coppia e famiglia. In tale espansione di membri associati la federazione trova ora rappresentanza della propria attività in più di tredici regioni Italiane e annovera circa mille soci. Pur nell’esigenza di adattarsi ai tempi che cambiano la Federazione mantiene saldi i valori dell’inizio e punta verso le domande di aiuto del futuro, che per ampia parte dovrebbero essere a cura del Settore Pubblico.

 

Nel 2918 dunque, grazie alla pratica Gelli curata nel 2017 dal nuovo Presidente M. A. Fenu, la federazione entra nell’Elenco delle Associazioni Scientifiche accreditate presso il Ministero della Salute. La SIEFPP è oggi un interlocutore istituzionale riconosciuto e chiamato in campo nelle scelte del SSN.

 

Come primo atto, in base a tale ufficiale requisito, la SIEFPP è stata coinvolta nella Consultazione Pubblica per le Linee Guida sullo Spettro Autistico, dove la federazione promuove e difende attraverso la propria letteratura il valore terapeutico e scientifico della Psicoterapia Psicoanalitica.