CINEMENTE

CINEMENTE

Rassegna ``Cinemente``

Da otto anni, ogni primavera, si propone a Roma un evento gratuito che pare imperdibile a giudicare dalle lunghe file che si creano sulla scala in granito bianco di via Milano, alle spalle del Quirinale, sotto l’ingresso secondario del Palazzo delle Esposizioni.
La rassegna, intitolata Cinemente, si avvale di un neologismo evocativo che bascula tra la quantità inestimabile di film prodotta dai fratelli Lumière a oggi e l’ambito non meno vasto dello studio della mente che parte da Janet e Freud, i primi teorici di una psicologia del profondo, e che arriva sino ai giorni nostri. Si tratta di un percorso parallelo e intrecciato sin dalle origini quello del cinema e della Psicoanalisi se si pensa che la prima proiezione cinematografica risale al 28 dicembre del 1895 mentre tra il 23 e il 24 luglio dello stesso anno S. Freud aveva messo a punto la sua prima interpretazione del sogno con il cosiddetto Sogno della iniezione di Irma: Cinemente dunque rappresenta la coerente evoluzione di un inizio.

L’evento romano, divenuto già tradizione, è nato nel 2012 dalla cooperazione ispirata tra la Associazione Italiana di Psicoanalisi - SPI - e il Centro Sperimentale di cinematografia - Cineteca nazionale, per rivelarsi un connubio fertile e affascinante.
Tra i principali coordinatori citiamo Luca Pallanch, l’esperto di programmazione della Cineteca Nazionale che insieme al collega Domenico Monetti seleziona ogni anno una ampia rosa di opere filmiche sullo spunto del tema psicologico prescelto – La memoria, Parlami d’amore, L’altro da se’ – e Fabio Castriota, membro storico della SPI, attualmente Vicepresidente della Associazione Nazionale, che da quasi venti anni cura per la sua associazione rassegne cinematografiche di alto livello culturale e introspettivo.
Il fine di tale costante impegno è di coniugare il pensiero scientifico, teorico e clinico, base fondante della professione psicoanalitica, con la cultura cinematografica che a sua volta, come il sogno e come gran parte del pensiero umano, si muove fondamentalmente per immagini. Le immagini, filmiche o oniriche, esercitano una funzione evocativa nell’animo delle persone coinvolte a vario titolo e, secondo le storie e le emozioni di ciascuno, possono essere via via tradotte in parole pensabili e condivisibili.
La procedura che sta alla base della Rassegna prevede che una commissione di psicoanalisti, composta ogni anno ad hoc da Fabio Castriota, decida su un tema specifico che riguarda la vita psichica e sul quale, attraverso la proiezione di film selezionati, ci si possa soffermare e riflettere. Sulla base del tema indicato quindi la Cineteca Nazionale propone una rosa di film vecchi, classici e nuovi, che sarà scremata dalla commissione addetta sino a raggiungere il numero necessario per la rassegna, della durata di circa una decina di giorni. Ciascun film prevede che al termine della proiezione nella sala sempre gremita del palazzo delle Esposizioni ci siano degli ospiti, individuati tra psicoanalisti che hanno cooperato alla singola edizione e rappresentanti del mondo del cinema –autori, attori, produttori, registi - e che avviano delle riflessioni dai diversi punti di vista, alle quali seguiranno gli interventi dalla sala, di solito vivaci e genuini.

Nella giornata conclusiva della rassegna, per mano del Presidente della SPI, o di un incaricato, si consegna ufficialmente il Premio SPI - Cinemente – Opera prima, che consiste in una bella targa espressamente coniata di anno in anno da Roberta Micocci e che raffigura il passo leggiadro di una fanciulla, detta Gradiva.
Il bassorilievo Gradiva, l’Avanzante, e’ un reperto archeologico custodito in Vaticano e molto caro a Freud il quale per la prima volta interpretò una opera letteraria dopo aver letto la novella omonima di Wilhelm Jansen, del 1903, definita dall’autore stesso “ fantasia pompeiana “ . Il premio che riproduce tale bassorilievo dunque e’ attribuito ogni anno ad una opera prima per la quale e’ letta la motivazione della Commissione speciale SPI.
Tre anni fa, nell’ambito di un tema intitolato “ La memoria del futuro”, il premio fu conferito a Last Summer, di Leonardo Guerra Seràgnoli.
Il film, stilisticamente raffinato e perfetto in ogni dettaglio, impeccabilmente elegante in tutto, fotografia, dialogo, colore, colpisce per come la dimensione del tempo/spazio sia giocata nella misura di una sospensione surreale ma intrinsecamente persecutoria della realtà. La storia, infatti, racconta di una madre giapponese, dignitosamente essenziale nel suo compito impossibile che, in conseguenza della separazione dal marito situato al vertice del potere socio-economico, ha da lui la disponibilità di quattro soli giorni, e quattro notti, per congedarsi significativamente dall’unico loro figlio, di cinque anni.
Il bambino, scostante e infelice, è già alienato dall’affetto materno grazie alle direttive del padre, rigorosamente acquisite da tutto il personale nautico che si muove nel teatro claustrofobico del dramma: un’imbarcazione metafisica, progettata nella realtà da Odile Decq in chiave di lusso ricercato, inarrivabile e inconcepibile per noi, semplici mortali. Quella mamma deve gestire in terra ostile i suoi quattro giorni per riconquistare un figlio che non potrà rivedere prima della sua maggiore età: questo compito all’interno di una imbarcazione staccata dal mondo, dove il proprietario impietoso non compare se non nello squillo di un telefono; ma tutto, li dentro, o li fuori, parla di lui come dominus.
La donna ce la farà, e lascerà al bambino il segno profondo del loro vincolo affettivo cucendo per lui, con le mani, una maschera/copricapo confezionato con antiche stoffe giapponesi – i tessuti, gli abiti, il cucito, un patrimonio simbolico del femminile-materno - e lo stesso Capitano della barca, a fronte delle direttive ricevute, concepirà un senso deferente di rispetto per lei, madre sola ma indistruttibile, che ha combattuto compostamente sino al traguardo di vincere.

Nell’edizione 2018 il tema prescelto è stato un classico del pensiero psicoanalitico: il Perturbante. Il concetto indica un complesso di sensazioni, - può capitare a tutti - che sono spesso inesprimibili e che vanno da una sotterranea paura senza oggetto a un diffuso vissuto di smarrimento ( S. Freud, Il perturbante, 1919). Tali stati emotivi nascono talora di fronte a esperienze di vita che si propongono come familiari per certi versi, ma al contempo suonano estranee e indescrivibili.
La prima opera proposta da tale ultima edizione è stata Paradisi Artificiali, 1919, di Yakov Protazonov: un’opera minuziosamente restaurata dalla Cineteca anche dopo vicende internazionali e rocambolesche della pellicola originaria. Scampata alla distruzione nonostante tutto, alla fine l’opera si è salvata per essere poi ricostruita quasi integralmente. Secondo la migliore tradizione del cinema muto comunque la proiezione in sala ha goduto dell’accompagnamento musicale, dal vivo, dello straordinario Antonio Coppola. A seguire sono stati proiettati: Monolith, Evilenko, Indivisibili, The Place e altri.
Il vincitore dell’anno corrente, votato alla unanimità, e’ stato premiato di fronte a un pubblico entusiasta e commosso. Il film e’ Cuori Puri, di Roberto de Paolis.
Il regista, nel ritirare il premio con l’effige della Gradiva, ha scherzato sulla esperienza personale di psicoanalisi, iniziata nell’infanzia e continuata per molti anni, quasi come il ben più noto regista-paziente, espertissimo di Freud, Woody Allen. Ha però utilmente accennato di fronte al Paolo Boccara, psichiatra-psicoanalista e autore di libri su Cinema e Psicoanalisi, che gli ha consegnato il premio, a quanto di utile e risolutivo ha trovato in tale percorso e come in qualche modo questo lato di lui circoli nella costruzione del film, sensibilissimo nella psicologia dei personaggi.
L’opera, bella, pulita, senza sfrangiature accattivanti, ha trasmesso al pubblico una delicatezza poetica di natura essenziale, che arriva dritta all’anima e che conforta. Il film è la storia di un ragazzo – Simone Liberati, attore sorprendente - e una ragazza - Selene Caramazza, dopo mesi di inserimento in comunità religiose, identificata profondamente nel personaggio – entrambi giovanissimi, poveri, con famiglie incomplete alle spalle e cresciuti in uno scenario urbano più arido del deserto. I due si incontrano casualmente in un contesto spoglio di ogni agio, ciascuno preso dalle problematiche del proprio crescere, ciascuno arrabbiato e solo. Per qualche ragione, tra loro, i due si riconoscono, si attraggono, e poi si amano, nonostante tutto. Si amano con passione e con dolore, ma si vogliono, a fronte di un mondo che non da proprio nessuna opportunità, men che meno quella di essere liberi di amare.
Il messaggio dei Cuori Puri, così si chiama la corrente cattolica che si prefigge come primo valore dello spirito la tutela della totale castità, - in particolare nei giovani, sino a che non sia impartito loro il sacramento del matrimonio -, arriva nella storia del film, senza colpa di nessuno, a dissacrare proprio la purezza di certi sentimenti e di certi gesti che sono semplicemente naturali e nulla di più. Ci sono bisogni incontaminati che possono accompagnarsi alla sessualità sana, in altre parole a quella sessualità pulita che nasce dall’amore per l’altro, dal desiderio di renderlo felice e che rafforza, approfondisce e matura la capacità vera di essere generosi di se.
Da quella contrastata-colpevole concezione dell’unione dei corpi nell’amore si snoda quindi nella protagonista un vissuto perturbante, e alienante, perché’ compare in lei la paura, l’odio il rancore e il rifiuto, che sconquassa il rapporto con la spontaneità, con l’innocenza. Tutto converge allora in malintesi e drammi che potrebbero finire in tragedia, ma per fortuna la crisi tra i due non finisce così.
Il sentimento vero dell’amore, anche qui come in Last Summer, vince sul resto e testimonia fiduciosamente come oggi possa crescere tra noi una gioventù onesta e virtuosa, bella, nonostante quanto si sente scioccamente e erroneamente troppo spesso lamentare.

Maria Antonietta Fenu